Che confusione, sarà perché parlo con gli uccellini

Siamo ancora qui, in questo tempio semisommerso, stanchi ma uniti cerchiamo di capire quale sia il senso di questi pozzi. Oremov prova a colpirne uno con i suoi dardi di fuoco per verificare se la differenza di temperatura possa smuovere qualcosa ma non accade nulla. Martok prova a richiamare un animale, sperando in un pesce che possa aiutarci a capire cosa c’è nel sottosuolo ma arriva, da una finestra in alto, un uccellino. Succedono cose “ambigue” tra Martok e l’uccellino e Minerva risolleva il morale del gruppo con le sue uscite ingenue. Martok decide di trasformarsi in Dugongo per lanciarsi nel pozzo a Nord Est e Zyva illumina la punta della sua spada con un trucchetto di Luce per aiutarlo a farsi strada nell’oscurità di quel cunicolo verticale. Appena entrato, Martok vede che nelle pareti laterali, in alto, poco prima dell’uscita, ci sono due solchi orizzontali lunghi circa 40 cm. Il Mezzorco raggiunge la fine del grosso tubo fino a raggiungere, alla sua base, una piattaforma, un disco di marmo che una linea sinuosa nel centro divide in una parte bianca ed una nera, che non sono allo stesso livello, in quanto la parte bianca è un po’ più alta di quella nera. Nella parte bianca è piantato un palo di ferro dal quale si vede uscire un ulteriore pezzo di ferro che si estende verso la parte bassa nera, con all’estremità un mezza luna d’argento. In cima al palo c’è una manovella e Martok la ruota in senso antiorario, facendo muovere la mezza luna fino a farla scomparire all’interno del marmo bianco. Sente dei rumori sinistri e forti di pietra e marmo che stridono. Lui non riesce a vedere ma noi possiamo osservare che dai due solchi di 40 cm due mezzi dischi si uniscono e fuoriescono dai due pozzi come cilindri, uno di marmo bianco e uno nero. Accanto alla piattaforma dove si trova Martok, ci sono due corridoi. Martok imbocca quello di sinistra, raggiungendo un’altra piattaforma simile a quella appena vista ma senza dislivello, quindi piatta. Inoltre al posto della mezza luna all’estremità del bastone, c’è un sole. Martok ruota anche la manovella di questo congegno in senso antiorario ed il disco che parte dalla parte bianca, ruota ma non essendoci dislivello, non scompare nel marmo come nell’altro caso ma rimane visibile nella parte nera. All’interno del tempio, i due cilindri scompaiono nuovamente, ingoiati dai rispettivi pozzi. L’acqua è molto fredda e Martok deve assolutamente tornare su a riscaldarsi con un falò. Si immerge nuovamente e stavolta scopre che anche le porte nei corridoi, una bianca ed una nera, si alzano e si abbassano, rivelando due scritte in una lingua sconosciuta ma che Martok ha già visto in passato, probabilmente su delle pentole di rame. Riusciamo a decifrare gli ideogrammi riportati sulle lastre scoprendo che si tratta di due indizi. Sulla lastra nera c’è scritto: “Per proseguire il viaggio bisogna ripercorrere i propri passi”; la lastra bianca riporta la scritta “Per essere liberi bisogna raggiungere la cima del monte sacro”. Più confusi di prima, facciamo diversi tentativi ma siamo stanchi e smarriti e non riusciamo a capire il senso di tutto questo… Una sensazione di sconfitta e sconforto ci prende tutti. Riusciremo ad unire ancora una volta le nostre capacità per uscire da questo impasse?

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