HapPyraña

Altri tentativi.

Proviamo a ripercorrere il nostro viaggio dal principio, posizionando il sole come nella mappa e provando a spostare la luna.

Dopo varie discussioni sulla trasformazione animale in cui si proponeva di trasformarlo in piranha allegro (happyranha) Martok si arrende ad immergersi con una forma più o meno sua, e sposta il sole e poi la luna seguendo il nostro percorso dal primo tempio al secondo tempio.

Al piano di sopra, dove sono tutti gli altri, le fessure nelle pareti si riempiono fino a che la metà nera si ricongiunge con quella bianca, mantenendo un solco circolare all’interno. I pozzi rimangono aperti.

Martok risale e raggiunge il resto del gruppo, che aspetta sulle scale, si scalda e si riposa, e si rituffa a muovere i meccanismi per ripercorrere il percorso dal secondo tempio al terzo tempio, e poi dal terzo al quarto.

La parte centrale (all’interno del solco), stantuffa e scende lentamente, fino a dentro alla roccia. Ci mettiamo tutti, tranne Martok, nella piattaforma.

Martok rimane ancora bloccato nel pozzo mentre gli altri sono già scesi di 70 metri circa, quando la piattaforma si ferma all’altezza di una porta di pietra incassata nel muro. Verifichiamo che non ci siano trappole e spingiamo i battenti. Oltre questa parte troviamo una stanza rettangolare lunga alla cui fine vediamo un altare dorato con un bassorilievo che ritrae un drago che tiene in mano una forma prismatrica incassata nel muro, mentre seduta davanti sotto al drago c’è un monaco mummificato con una tunica arancione, seduto a gambe incrociate.

Martok sta per morire assiderato.

Minerva inserisce il sigillo nell’incavo prismatico, e subito dopo l’intero altare si solleva rivelando una nicchia che contiene un tubo di cuoio magico sigillato con della ceralacca su cui è stampato il sigillo della testa della Lince.

Zyva nel frattempo si teletrasporta nel pozzo di Martok, riesce a raccattarlo miracolosamente e si teleporta fuori dall’acqua con lui.

Minerva raccoglie il cilindro mentre gli altri perquisiscono il monaco, che persiste a rimanere una mummietta innocua.

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